Per conoscere le origini
della liuteria bolognese

La tradizione liutaria della nostra città affonda le proprie radici nel medioevo.

Documenti del 13º secolo attestano la presenza in zona di un cospicuo numero di strumenti musicali, in gran parte liuti e viole da braccio, di fattura quasi certamente locale.

Anche la celebre 'violeta' di Santa Caterina de Vigri, tuttora conservata presso il convento del Corpus Domini, dimostra la grande popolarità che godevano gli strumenti musicali in Bologna, forse anche a causa della presenza della 'Alma Mater Studiorum', che attirava giovani da ogni parte fin dalla sua fondazione.

I primi documenti che dimostrano la presenza di liutai in centro risalgono alla fine del '400 e il primo documento relativo ad una società tra liutai è datato 1508.

Ma la prima grande figura liutaria riconosciuta ad ampio raggio è quella di Luca Maler, morto nel 1552.

La sua importanza nella costruzione dei liuti ha pochi confronti nella storia e molte sono le testimonianze della grande tecnica da lui raggiunta in questa arte. La sua fama è oggi offuscata soltanto dalla scomparsa del liuto, quale strumento di uso comune, avvenuta verso la metà del 18º secolo.

Ampie trattazioni sui liutai tedeschi operanti a quell'epoca anche nella nostra regione sono state pubblicate in diverse occasioni. Certamente in Bologna la loro presenza nel 16 º e 17º secolo ha lasciato un segno.

Come sappiamo il '500 ha visto svilupparsi e perfezionarsi uno strumento che ha avuto nei secoli successivi un grande successo: il violino. Inconfutabile è il ruolo predominante giocato dalla città di Cremona per quel che lo riguarda.

In breve la diffusione dell'arte connessa alla sua costruzione si diffuse in tutta Europa e Bologna fin da subito mostrò in questo senso una fisionomia autonoma e caratterizzante.

Celebri famiglie quali i Brensi, i Guidanti ed i Tononi hanno costituito il nucleo attorno al quale numerosi artigiani specializzati si sono succeduti nella nostra città e hanno prodotto capolavori di indiscusso valore artistico e commerciale.

Alcuni strumenti degli autori sopracitati sono oggi quotati cifre vicine al mezzo miliardo di lire, su un mercato internazionale che vede questi manufatti sempre più apprezzarsi tanto più il tempo trascorre.

Verso la fine del '700 motivi sociali ed economici hanno determinato il diradarsi di questa attività in tutta Italia, nonostante le solide tradizioni ormai consolidatesi localmente. Il fenomeno è ben noto ed anche Bologna non ha fatto eccezione.